{"id":24,"date":"2024-02-21T18:38:52","date_gmt":"2024-02-21T17:38:52","guid":{"rendered":"https:\/\/macchiafaggeta.com\/?page_id=24"},"modified":"2024-02-22T14:17:44","modified_gmt":"2024-02-22T13:17:44","slug":"un-po-di-storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/macchiafaggeta.com\/?page_id=24","title":{"rendered":"Un po&#8217; di storia"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text el_class=&#8221;giustificato&#8221;]<\/p>\n<div class=\"content clearfix\">\n<p>La storia vera della popolazione amiatina risale per\u00f2 all\u2019inizio del secolo VIII\u00b0 quando sorse il monastero benedettino di S. Salvatore. La Tradizione attribuisce la sua fondazione al re longobardo Ratchis, successore di Liutbrando, ma la critica attendibile ritiene che il vero fondatore sia stato un frate friulano Erfone che venne a vivere da eremita nelle selve inaccessibili dell\u2019Amiata. La leggenda del re Ratchis sarebbe stata introdotta dai monaci, per dare lustro all\u2019abbazia e tutelare meglio i diritti feudali di cui ebbe a fruire nei secoli.<\/p>\n<p>Col monastero benedettino presero a svilupparsi i paesi sparsi nella spirale della montagna, fra i seicento e gli ottocento metri di altitudine, che le fanno corona. Prima del secolo VIII\u00b0 non si hanno documenti che attestano la presenza di grossi centri abitativi nelle pendici del monte. Si hanno notizie circa la presenza di \u201cpagus\u201d o \u201ccasali\u201d, piccole comunit\u00e0 con territori annessi, risalenti all\u2019epoca etrusca e romana, composte all\u2019inizio probabilmente da famiglie di boscaioli e di militari. Col tempo si formarono altri agglomerati umani, detti \u201ccelle\u201d attorno a piccole chiese plebane. Sotto l\u2019impulso dell\u2019abbazia che aveva raggiunto enorme potenza, la popolazione in continuo aumento abbandon\u00f2 gli antichi villaggi e si raccolse, anche per motivi di sicurezza, nei centri fortificati, cinti di mura e fossati. Nacque cos\u00ec Castel Badia S. Salvatore, paese che ebbe pi\u00f9 importanza degli altri perch\u00e8 centro della signoria degli abati che con alterne vicende estesero i loro possedimenti fino al mare Tirreno. I monaci, dapprima, ebbero la signoria assoluta sul paese di Abbadia S. Salvatore, esercitando in pieno la giurisdizione religiosa civile e penale. Il loro dominio temporale fu presto ostacolato dalla potente famiglia degli Aldobrandeschi, d\u2019origine longobarda, dalla feudalit\u00e0 di Siena e dagli stessi badenghi che rivendicavano la loro autonomia. Il paese riusc\u00ec ad affrancarsi dalla soggezione del monastero via via che sull\u2019Amiata andava affermandosi la potenza della Repubblica di Siena.<\/p>\n<p>Nel 1212, sotto la minaccia di una sommossa, l\u2019abate Rolando concesse ai badenghi uno statuto che permetteva loro di eleggere direttamente i propri rappresentanti: podest\u00e0, priori e consiglieri. Nel difficile cammino verso l\u2019emancipazione dal dominio dell\u2019abbazia, il popolo badengo riusc\u00ec a strappare uno statuto di larga autonomia. Fu appunto in quella occasione che l\u2019abate nel 1292 fece donazione al Comune di Castel di Badia del fondo della macchia faggeta e cio\u00e8 del terreno che al di sopra dei boschi di castagni si estende sino alla vetta dell\u2019Amiata. \u201cTota fagarum sylva, quae est super castanearum vegetationem\u201d, come riporta trascritto l\u2019atto notarile, rogato in Collemala dal notaio Vulpinius. La parte superiore del monte, all\u2019epoca, era poco sfruttata dai monaci essendo diventata una faggeta inestricabile, quasi inaccessibile. I badenghi con quell\u2019atto furono autorizzati dal Comune a fare uso del bosco dietro il pagamento di una fida. L\u2019atto di donazione dell&#8217;11 novembre del 1292 fu importante perch\u00e8 affranc\u00f2 dal diritto feudale un vasto possedimento boschivo dell\u2019abbazia. L\u2019altra parte della montagna, fino alla confluenza dei torrenti Rigo e Senna col fiume Paglia: un terreno di erte pendici di castagni, di radure per i pascoli, di campi per le semine, fu concessa in enfiteusi dagli abati alle famiglie, molte delle quali residenti in paese, in piccoli lotti con l\u2019obbligo di migliorare il fondo e di corrispondere le decime oppure tributi in denaro. Col tempo le propriet\u00e0 rurali in concessione andarono per diritto di successione, dando inizio ad una frammentazione eccessiva della propriet\u00e0 su un suolo il pi\u00f9 delle volte arido, che solo la tenacia dei montanari abituati all\u2019asprezza del lavoro, seppe rendere produttivo. Il badengo, che non aveva grandi possibilit\u00e0 di mutare il suo stato sociale, restava condizionato da una struttura economica povera ed autarchica.<\/p>\n<p>Il Comune di abbadia S. Salvatore mantenne la propriet\u00e0 del fondo della Macchia Faggeta sino alla fine del secolo XVIII\u00b0. In tutto questo periodo la popolazione pot\u00e8 fare legnatico, fare carbone, pascolare, seminare nell\u2019alto bosco della montagna, pagando la fida al Comune, che lo stesso stabiliva di volta in volta. Sul finire del 1700, tra statarelli in cui era divisa l\u2019Italia, sotto l\u2019impulsa dell\u2019illuminismo e della rivoluzione francese, si fece strada un nuovo principio di sovranit\u00e0, che pass\u00f2 sotto il nome di \u201cdispotismo illuminato\u201d. La Toscana fu, pi\u00f9 di ogni altro Stato, aperta agli influssi d\u2019oltralpe. Il suo sovrano, Pietro Leopoldo di Lorena, volle instaurare un modello di amministrazione che, secondo i suoi intenti, avrebbe dovuto gradualmente abbattere i secolari privilegi feudali e dare incremento al benessere generale sfruttando meglio le risorse naturali. Nell\u2019attuare questo rinnovamento il sovrano eman\u00f2 nel 1784 un \u201cmotu proprio\u201d, col quale si intimava di dividere e assegnare in congrue porzioni a privati cittadini, mediante vendita o allivellazione, i vasti patrimoni terrieri degli enti ecclesiastici e comunali per affidarli al libero mercato e renderli cos\u00ec produttivi.<\/p>\n<p>Il provvedimento del sovrano di Toscana seguiva di poco quello del 1783 col quale veniva decisa la chiusura del monastero di S. Salvatore. Con l\u2019obbligatoria vendita del fondo della Macchia Faggeta ai privati, i badenghi perdevano il secolare diritto di usare per scopi loro il bosco della faggeta.&#8221;La Societ\u00e0 Macchia Faggeta, quale fu costituita con pubblico strumento notarile 28 Febbraio 1800 con le statuzioni di cui alla sentenza del Tribunale di Montepulciano del 19.02.1944, \u00e9 una Societ\u00e0 particolare, autonoma, avente per oggetto il godimento e lo sfruttamento del tenimento boschi\u00advo di propriet\u00e0 sociale denominato &#8220;Macchia Faggeta&#8221; nonch\u00e9 il compimento di attivit\u00e0 connesse alla valorizzazione del patrimonio sociale nell&#8217;interesse dei Soci. Rientrano nell&#8217;oggetto sociale, la trasformazione di sin\u00acgoli appezzamenti di terreno facenti parte del tenimento di propriet\u00e0 sociale, la trasformazione industriale del legname in prodotti grezzi e finiti, l&#8217;esercizio di funivie, ascen\u00acsori, \u00a0sciovie, slittovie ed altri mezzi di trasporto a funi senza rotaie in servizio pubblico, l&#8217;esercizio di attivit\u00e0 alberghiere e di impianti sportivi in genere, e comunque, il compimento di tutte le operazioni attinenti alle attivit\u00e0 sopra specificate o con esse collegate.<\/p>\n<\/div>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text el_class=&#8221;giustificato&#8221;] La storia vera della popolazione amiatina risale per\u00f2 all\u2019inizio del secolo VIII\u00b0 quando sorse il monastero benedettino di S. Salvatore. 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